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jueves, 27 de enero de 2011

Museum Museorum


Museum Museorum, M. Bernhard Valentini (2 t. 1704, 1714)

"Puede parecer paradójico pero el final de las colecciones enciclopédicas es prácticamente contemporáneo a la Enciclopedia (...) La última gran enciclopedia "a la antigua" es el Museum Museorum de Bernardo Valentini, con propiedad, el momento de transición de un museo (y su catálogo) que se dilata hasta el querer abarcar todo el conjunto de piezas, los objetos y el conocimiento: el libro de los libros, en suma."

Adalgisa Lugli, Naturalia et Mirabilia: il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d'Europa (1983).


lunes, 18 de octubre de 2010

Colección como texto


"In realtà la collezione va prima di tutto letta come un testo che può avere rotture logiche e fratumazioni sintattiche, ma che obbedisce a una logica comunicativa. È una scrittura fatta di oggetti e perciò una scrittura geroglifica. L'osservatore è invitato a percorrere questo alfabeto materiale e comunque è fruitore di questa opera ulteriore che è la collezione, che è naturalmente un'opera mediata, perché l'autore no è faber, ma utilizza artefatti già esistenti.
Il collezionista è stato sempre cosciente di questa sua funzione metalinguistica e qualche volta ha tentato, rimontando da un gradino all'altro, di recuperare la manualità e il livello creativo primario che le è connesso. Ma sono casi isolati, molto più frequenti in passato quando la collezione era prima di tutto un strumento di lavoro e quando, attraverso la manipolazione dei materiali, nelle officine-laboratorio dei collezionisti-scienziati o di principi curiosi come Francesco I de' Medici, si perseguiva un ampliamento delle conoscenze.
Collezionisti molto vicini a quel prototipo perfetto di collezionista che è l'Eduard Fuchs esemplificato da Benjamin nel suo noto saggio, un collezionista-studioso che attraverso la raccolta allarga i propi interessi e modifica il proprio quadro culturale.
Certamente chi colleziona accetta di esprimersi per metafora e in questo senso giustifica il suo appropriarsi di un feticcio, cioè di un oggetto dotato di un grande potere simbolico, tanto da poter sostituire un tutto. Egli è nella condizione infinitamente ambigua di possedere e di essere posseduto nello stesso tempo Può essere come il folle di un villaggio primitivo che scambia il proprio corpo e la propria voce con quella di un animale della foresta. Ma nello stesso tempo detiene l'opera, è artefice del suo destino e autore delle associazioni che può costruire intorno a essa."
Adalgisa Lugli, Il collezionista (1985)

domingo, 14 de marzo de 2010

La Wunderkammer de Brancusi

Taller de Brancusi. Centro Pompidou (Foto: Denon Wunderk)

Decía Lugli que el caos proyectivo del taller de artista estaba fuera de la colección singular de mirabilia de André Bretón: "una colección que dura una vida, con la diferencia de que en el estudio la masa informe de materiales y de utensilios encuentra de vez en cuando su momento de claridad maravillosa en la obra completa, como en un cristal purísimo extraído de la tierra. Esta conciencia de un elemento magnético que está en torno a la obra y que puede hacerse visible está presente en la atención que presta un artista como Brancusi, que quiso conservar su estudio y museificarlo al donarlo al Museo de Arte Moderno de la Villa de París".

Adalgisa Lugli, Wunderkammer (1997)

jueves, 12 de noviembre de 2009

El lugar de la no-elección


Joseph Cornell, Sin título (Farmacia) 1942
Venecia, Colección Peggy Guggengeim


"L'idea di frammento comporta come necesario corollario quella di catalogo, di elenco, di accumulo, prima ancora che di ordinamento o di selezione. L'automatismo surrealista, il suo voler sottrarre la mente creativa al filtro della ragione, dà un grosso contributo in questo senso. L'opera diventa il luogo dell'accumulo, della concentrazione e della stratificazione. Sembra paradossale ma la raccolta è per sua stessa natura luogo della non-scelta. Si mette da parte ciò che può servire in un futuro ipotetico."

Adalgisa Lugli, Le stanze delle meraviglie, Wunderkammern, 1997.